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Uno spazio per leggere e raccontare esperienze di Solidarietà, Responsabilità Sociale e Cittadinanza Attiva.

Non cerchiamo solo grandi iniziative ma anche piccole azioni di solidarietà che semplici gruppi di cittadini possono avere organizzato. Più siamo, meglio è: qualcun altro potrà seguire il tuo esempio.

 La citta' ringrazia chi la rende migliore

Giovedì 18 dicembre si è svolta al Teatro Ariosto una serata per raccontare le esperienze di solidarietà, responsabilità sociale e cittadinanza attiva.
Leggi il Pdftelegramma del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inviato al Sindaco Graziano Delrio.

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Parrocchia di San Pellegrino

Una parrocchia non può essere una stazione di servizio per attività religiose. Non può essere neppure un’agenzia di servizi sociali ma, oggi, non può neanche identificarsi con il territorio, con i “confini”: il nuovo regime di pluralismo religioso, ideologico, etnico, sociale lo impedisce.

Ma essa non può neppure trasformarsi in un fortilizio per i “puri”: lo proibisce la parola del Fondatore, che dice: “Non sono venuto a cercare i giusti, ma i peccatori”.

Insomma, la parrocchia è anzitutto una comunità di malati che hanno fatto un’esperienza di guarigione e che sono portati, dalla loro esperienza, a guardare all’uomo con simpatia, riconoscendo il desiderio e l’aspirazione di ogni uomo alla bellezza e all’amore.

Per usare un’immagine che troviamo nel libro dell’Apocalisse, è come una città dalle alte mura (l’identità), ma che ha le porte aperte, notte e giorno.

Sulla base di quest’immagine, la parrocchia di san Pellegrino ha cercato di divenire un drop-in, letteralmente, un luogo nel quale “si casca dentro”, un “centro”. Questo corrisponde, tutto sommato, all’evoluzione della città, che sta cercando di valorizzare, anche dal punto di vista urbanistico, luoghi che, per ragioni storiche o nuove evidenze, possono dare un senso di appartenenza.

La nostra parrocchia è diventata, anche nella sua configurazione fisica, una “piazza”, attorno alla quale si collocano diverse strutture: la chiesa, la scuola materna, il cinema, la casa di riposo, la società sportiva, i locali per il catechismo, il centro d’ascolto delle povertà, il circolo culturale, l’oratorio, l’ospitalità per le persone in difficoltà.

Tutto questo, però, ha alcune matrici spirituali importanti.

La prima, è il rapporto con l’Eucaristia domenicale: è l’esperienza dell’incontro con Gesù, il Risorto, che continuamente ci libera dalle nostre tristezze e chiusure, che ci fa fare l’esperienza di un amore gratuito e rigenerante e che, nello stesso tempo, ci fa sentire il carattere stringente dell’esortazione: “Amatevi come io ho amato voi”.

La seconda matrice, che deriva dalla prima, è la persuasione dell’uguale dignità di ogni uomo. Questo spiega perché è così importante l’accoglienza delle persone che si trovano in una situazione di fragilità. Ma è anche importante che queste persone siano viste come portatrici di un dono: delle loro competenze e tradizioni, del fatto che per loro tramite siamo messi in connessione diretta con le realtà del mondo senza mediazioni fuorvianti, abbattendo i pregiudizi.

Il guaio delle porte aperte “giorno e notte” è che qualche volta le si vorrebbero chiudere. Ma viene sempre in mente quello che succede la notte di Pasqua, quando al Cero pasquale, che rappresenta Gesù risorto, vengono accese le candeline che ciascuno porta in mano: ciascuno trasmette all’altro la propria piccola, povera luce: ma il risultato è che, alla fine, tutti ci vediamo meglio, per una luce davvero grande.

Oggi c’è bisogno di luoghi di luce, perché le tenebre non sono piccole.

Don Giuseppe Dossetti

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